scuola-superioredi Silvia Bassi

La scuola è la sede in cui diverse generazioni s’incontrano e confrontano, un contenitore dove i ragazzi possono conseguire un arricchimento culturale, oltre a un bagaglio di esperienze, e si formano anche attraverso il rispetto delle regole. Capita spesso di assistere o di venire a conoscenza di rapporti altamente conflittuali tra insegnanti e studenti. Sono numerosi i docenti che incontrano difficoltà a contatto con bambini e ragazzi difficili, oppositivi, provocatori,     disobbedienti e ostili nei confronti delle figure dotate di autorità; alunni che compiono atti di prepotenza sia verso i compagni, sia verso i professori. In questi casi cosa bisognerebbe fare? Il professore deve divenire accusatore e giudice, svolgendo un ruolo difficilmente compreso dagli studenti indisciplinati? Interrogativi che richiedono una seria riflessione.

Certamente gli insegnanti devono mantenere rapporti interpersonali di correttezza e di coerenza con le finalità educative della comunità scolastica, astenendosi da comportamenti lesivi della dignità degli alunni. Lo stile spartano e punitivo, un tempo tanto in voga, oggigiorno è in decadenza. Le nuove generazioni ormai non lo accettano più e lo contestano apertamente. Dalle esperienze di tanti educatori si deduce che le misure coercitive non portano da nessuna parte, anzi, innalzano un muro, non producono soluzioni, ma solo reazioni trasgressive. D’altra parte anche lo stile educativo non soggetto a regole, diffusosi recentemente, risulta alquanto deleterio. Assecondare o rinunciare all’intervento può creare molte problematiche, scatenando negli studenti confusione, sconcerto, prepotenza e sentimenti di prevaricazione e aggressione.

È fondamentale che gli educatori acquisiscano competenze e capacità nuove per gestire creativamente i conflitti e le regole che possano superare le tradizionali sanzioni scolastiche. L’azione disciplinare si esplica quasi sempre  attraverso il richiamo verbale, i compiti da svolgere in più, la nota scritta sul libretto dello studente e sul registro di classe, la sospensione dalle lezioni, fino all’espulsione.  Inoltre, se si toccano tasti irrilevanti per i ragazzi ecco che l’efficacia delle sanzioni è pesantemente messa in discussione. Il bullismo, ad esempio, prolifera proprio negli ambienti in cui non c’è fermezza e regole o dove è possibile infrangerle. Per questo è importante che le regole siano garantite con certezza e affidabilità. Gli educatori che manifestano segni d’insicurezza e non sono in grado di gestire la classe possono diventare, loro malgrado, alleati dei bulli, i quali intuiscono molto bene quando possono avere campo d’azione libero.

Quali sono le possibili alternative rispetto alle “classiche sanzioni” usate a scuola?

Ecco alcune nuove soluzioni creative e regole per rendere più efficaci sul piano educativo le sanzioni scolastiche:

1- Costruire regole nuove valide per la scuola o la classe, condividendo obblighi e divieti con gli studenti e redigere con loro le sanzioni. Le regole vengono rispettate di più se queste vengono decise insieme agli alunni. Un espediente che farà loro comprendere di avere delle possibilità di scelta e che possono portarli a prendere coscienza della situazione e a divenire più responsabili. A questo proposito si deve tenere presente che le regole per un/a ragazzo/a di 13 anni non sono le stesse per uno/a di 15 e tanto meno per uno/a di 18.

2- Istituire sanzioni relazionali di inclusione piuttosto che di esclusione; chiedere ai ragazzi di “fare qualcosa con qualcuno”, per esempio aiutare un compagno in qualche materia, tutte le mattine, per una settimana. La richiesta di condivisione fornisce un valido stimolo al dialogo tra studenti. Questa sarebbe già una sanzione molto diversa rispetto a quelle tradizionali, dove l’alunno generalmente viene “escluso da qualcosa”, punito fino alla sospensione dalle lezioni e all’espulsione dalla scuola. Una sanzione “inclusiva”, invece, permette di “tirare fuori” il meglio possibile dall’alunno piuttosto che “escluderlo”, con l’idea forzata di “metter dentro” alle sue cognizioni regole e leggi precostituite, pena l’estromissione.

3- Individuare degli “stop” dove tutti gli insegnanti della classe s’impegnano a fare osservare qualcosa. In caso negativo, la sanzione deve consistere in qualcosa che possa avere un effetto emotivo sullo studente, per esempio l’uso del cellulare e di altri dispositivi elettronici. Inoltre, per poter essere rispettate, le regole non devono essere ambigue, variamente interpretabili, eccessive o palesemente irrealistiche. Oggigiorno le nuove generazioni sono cresciute all’interno di un quadro relazionale più “affettivo” che valoriale e normativo e non temono più la nota sul registro, che considerano espressione di sfogo dell’insegnante, piuttosto che una vera punizione.

Risulta auspicabile la trasformazione della datata sanzione scolastica, vista l’evoluzione dei ragazzi di oggi. Bisognerebbe approdare verso una nuova modalità di gestione del gruppo e delle regole sulla scia delle richieste di maggior dialogo e condivisione che quotidianamente emerge dagli studenti. Mettere in atto uno stile educativo basato sulla relazione consente un positivo confronto con i ragazzi in modo tale che i conflitti possano trasformarsi in occasioni di crescita.

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