ClasseLAVORARE CON IL GRUPPO : UNA RISORSA EFFICACE IN CLASSE
di Concetta Rotondo

E’ nella scuola e all’interno del gruppo-classe che la realtà adolescenziale, con tutte le sue sfaccettature e sfumature, viene vissuta.
La classe è innanzi tutto uno spazio fisico delimitato da confini visibili, è composta da persone, docenti e alunni che stanno in relazione tra di loro; è un sistema circolare, relazionale e interdipendente in cui circolano affetti ed emozioni; “……… è un universo racchiuso da confini visibili (la porta, i muri della scuola)” ma anche da confini “invisibili (la cultura specifica della scuola, gli orientamenti educativi e didattici degli insegnanti, le caratteristiche degli adolescenti). …… .”
1 (pag. 115); un piccolo mondo in cui si muovono affetti, persone che esprimono affetti, emozioni non solo attraverso le parole, i comportamenti, gli atteggiamenti detti esplicitamente ma anche attraverso il non detto: gli agiti.

La classe è un gruppo e come tale è governato da dinamiche e leggi proprie, ciascun membro del gruppo si mette in relazione con l’altro sulla base di esigenze e vissuti personali rispondendo spesso alle esigenze e ai vissuti dell’altro; questa fitta rete relazionale contribuisce all’emergere e all’accadere di determinati avvenimenti o agiti nel gruppo-classe.

La classe è anche uno spazio affettivo all’interno della quale si respira uno specifico “clima affettivo2 che risente ed è influenzato dal “clima affettivo” del gruppo-scuola. Ogni scuola è diversa dall’altra per finalità didattica, collocazione territoriale, attività scolastiche o extrascolastiche, ecc…, da queste caratteristiche specifiche ne scaturisce un particolare “clima affettivo” relativo a ciascun gruppo-scuola che influenza, a sua volta, il “clima affettivo” del gruppo classe3.

Ogni classe ha, dunque, un suo “clima affettivo” in cui si muovono affetti e legami che necessitano di essere presi in considerazione nel loro pieno significato al fine di creare un clima di benessere. All’inizio dell’anno scolastico il gruppo classe è un contenitore di emozioni “non ancora individuate” che possono prendere qualsiasi forma sia in termini negativi e allora possono diventare un ostacolo per la didattica e il processo di apprendimento, sia in termini positivi e allora possono diventare una potenziale risorsa da utilizzare.
Alla luce di queste poche considerazione credo sia necessario utilizzare un modello teorico di riferimento che sappia leggere il significato nascosto, inconscio, di tutti quei comportamenti espliciti o agiti, sia del singolo quanto del gruppo-classe che si osservano nella scuola, sia delle leggi che regolano i gruppi formali o informali.

E’ necessario adottare anche un’ottica di comprensione e uscire dal giudizio e dall’attribuzione di colpe “è colpa degli adolescenti che ….”, “è colpa degli insegnanti che ……”, atteggiamento che non porta alla comprensione degli avvenimenti ma a mettere in atto meccanismi proiettivi o scissionali che nuociono alla comprensione stessa.

Sappiamo dalla letteratura ad orientamento psicodinamico che il gruppo è un bisogno, una dimensione mentale umana e “gruppo e adolescenza rappresentano un binomio inscindibile”4 (pag. 65).
Gustavo Pietropolli Charmet, noto psicoanalista che si occupa di adolescenti, afferma che esiste una “classe ufficiale”, quella della didattica e delle conoscenze, e una “classe segreta”, quella degli affetti, che si forma affianco alla classe ufficiale, manifesta. “Il più delle volte la classe segreta e la classe ufficiale convivono senza confluire in un unico gruppo e dotarsi di un unico linguaggio” (Pietropolli Charmet, 2000, pag. 261).

La classe segreta può governare le relazioni e determinare l’umore della classe ufficiale e della didattica. Si determina così un funzionamento primitivo della mente del gruppo-classe che può portare alla nascita di sottogruppi, di leader negativi, capri espiatori, bulli, vittime. Attraverso un gioco di identificazioni proiettive il singolo componente del gruppo-classe veste i panni di un determinato personaggio (vittima, giullare, contenitore di parti debole, malate o delinquenziali, contestatore) di cui il gruppo ha bisogno per organizzare la propria sopravvivenza e il proprio funzionamento, poi al di fuori del gruppo classe quell’adolescente è e si comporta e relaziona con gli altri in modo completamente diverso (Pietropolli Charmet, 2000).

Il gruppo funziona allora come una calamita: attira le angosce individuali e li restituisce al gruppo, spesso in modo violento, senza la mediazione del pensiero a causa dell’incapacità a gestirle e contenerle.
Il gruppo dei pari è la cornice entro cui si muove la mente dell’adolescente per avviare il processo di emancipazione dalla famiglia, il gruppo lo sostiene dallo svincolo familiare, diventa la nuova famiglia sociale che influenza, condiziona in modo silenzioso o manifesto parallelamente a quella

naturale. E’ il gruppo dei pari che facilita questo travaglio della crescita e delle trasformazioni psichiche del Sé infantile verso il Sé adulto, gli consente di non sentirsi solo di fronte ai “compiti evolutivi” (Havighurst (1948, 1953), di sperimentarsi, attivarsi, realizzare esperienze che non sarebbero realizzabili in solitudine. Il gruppo dei pari può essere, per questo motivo, considerato un “organizzatore psichico” (Biondo, 2008) che organizza la mente, permette identificazioni, rispecchiamenti, riconoscimento del Sé, appoggio narcisistico. L’adolescente può allora usufruire della mente gruppale del gruppo-classe come spazio psichico per la crescita.

Spesso gli insuccessi scolastici sono riconducibili a una serie di fallimenti nella sfera relazionali legati ad una mancata integrazione nel gruppo-classe da parte di alcuni allievi non inseriti all’interno della classe ufficiale, quella didattica, delle verifiche, dell’insegnante.
Conoscere le dinamiche della classe, gli affetti che si muovono in essa, può permettere agli insegnanti di utilizzare il gruppo-classe come risorsa; è necessario allora individuare i fattori di rischio presenti nel gruppo-classe al fine di potenziare i fattori di protezione.

La motivazione a forme di socializzazione orizzontale, tipica degli adolescenti, la propensione a coinvolgersi in relazioni amicali con coetanei deve essere efficacemente sfruttata e utilizzata al fine di garantire un clima di benessere in classe.
Solo così il gruppo-classe può diventare “un luogo d’elezione (………..) per il lavoro affettivo sulla crescita è può anche essere una risorsa preziosa per lavorare sugli affetti adolescenziali, per aprire varchi su nuovi paesaggi, nuove capacità di pensare le emozioni.”
5 (pag. 115), un luogo che permetta allo studente di identificarsi con le finalità educative e didattiche della scuola e di utilizzare a pieno il suo ruolo di studente (Pietropolli Charmet, 2000).

L’attenzione non va dunque posta sui singoli individui, se pur problematici, ma sull’intero gruppo- classe rendendo pensabile ciò che viene agito nel tentativo di liberarsi da sentimenti dolorosi e angoscianti tipici della fase adolescenziale.
Il gruppo-classe può diventare così una risorsa sia educativa che didattica al fine di favorire e facilitare i processi di apprendimento e promuovere quelle competenze necessarie per una sana crescita.

 

1 Gastaldi S., (2002), Interventi in classe. b) La classe fra conflitto e crescita. In F. Giori (a cura di), Adolescenza e rischio. Il gruppo classe come risorsa per la prevenzione. Franco Angeli, Milano, 2002.

2 Pietropolli Charmet G.,(2000), I nuovi adolescenti. Padri e madri di fronte a una sfida, Raffaello Cortina, Milano, 2000

3 Jacobone N., (2002), Gruppo-classe e dinamiche di gruppo. In F. Giori (a cura di), Adolescenza e rischio. Il gruppo classe come risorsa per la prevenzione. Franco Angeli, Milano, 2002.

4 Biondo D., (2008). Fare gruppo con gli adolescenti. Fronteggiare le “patologie civili” negli ambiti educatici, Franco Angeli, Milano, 2008.