Comportamenti difficilidi Laura Dominijanni

Genitori e insegnanti si trovano spesso in difficoltà quando hanno a che fare con bambini oppositivi, che non rispettano le regole, che fanno confusione o che adottano comportamenti apertamente problematici. Le reazioni più comuni e, ahimè, generalmente anche poco efficaci, sono:

– sgridare;
– fare le prediche;
– minacciare (spesso senza poi far seguire i fatti alle parole);
– punire.   

In queste circostanze – come ben saprete per via della vostra diretta esperienza – circolano emozioni di rabbia e frustrazione sia nell’adulto che nel bambino, presi in una sorta di fallimentare braccio di ferro per il controllo della situazione.

E’ opportuno, proprio a tal proposito, porsi una domanda: perché i bambini “non si comportano bene”?
Una prima considerazione è che il desiderio di compiacere l’adulto conformandosi ai suoi desideri deve spesso fare i conti con la spinta verso l’autonomia: i bambini vogliono avere la sensazione di poter controllare la situazione!

Inoltre, diciamo la verità: comportarsi bene in genere richiede più impegno che comportarsi male! Pulire e mettere in ordine una stanza non è divertente come fare confusione, mettersi silenziosamente in fila per uscire dalla classe è più faticoso che muoversi disordinatamente chiacchierando con i compagni.

PREMI E PUNIZIONI

Proprio per questi motivi, come ormai ampiamente condiviso dagli esperti del settore, sappiamo che: se si vogliono modificare specifici comportamenti è più efficace ricorrere a strategie che si basano su premi piuttosto che su punizioni!  
I bambini sono infatti molto più motivati a fare qualcosa se così facendo ottengono un risultato positivo: “controllano” in tal modo la situazione attraverso il proprio comportamento e hanno una gratificazione per la fatica impiegata.

Le punizioni (date in risposta al non aver fatto quanto atteso) vanno invece usate solo in caso di necessità perché, sebbene possano agire da deterrente, non è escluso che inneschino dei comportamenti problematici, dettati dal risentimento e dalla frustrazione. Inoltre non fanno migliorare l’autostima del bambino. E’ comunque sempre auspicabile che coincidano con perdite di privilegi (es.: divieto di vedere la tv la sera), piuttosto che con l’obbligo a fare cose indesiderate (es: operazioni di aritmetica supplementari).
Inoltre, per quanto riguarda i premi, c’è da evidenziare che:

– forniscono ai bambini un incentivo temporaneo a provare nuove modalità di comportamento;

– possono essere concordati con il bambino, dandogli così l’attenzione e il “controllo” di cui ha bisogno;

– possono essere beni materiali, ma anche attività (per esempio tempo di gioco esclusivo con mamma  o papà o con i compagni di classe);

– dovrebbero essere cose attraenti ma piccole (sebbene commisurate allo sforzo richiesto al bambino).

I PROGRAMMI DI GRATIFICAZIONE

Un modo per sfruttare il “potere” dei premi è quello di inserirli all’interno di un vero e proprio programma di gratificazione, da creare “ad hoc” per il bambino (o gruppo classe) che presenti particolari comportamenti problematici: tenendo conto di variabili quali temperamento, età, interessi e contesto, si dovrà pensare in modo creativo a un programma che motivi il bambino facendogli sentire che quello è il “suo” programma (di cui si terrà traccia attraverso opportuni tabelloni o simili).

Il primo passo, però, è decidere esattamente quali comportamenti modificare (quelli cioè che si verificano “ogni volta che”, creando disagio, confusione, conflittualità), scomponendo eventualmente il comportamento problema in componenti più piccole e partendo quindi da quelle più semplici. Se, per esempio, il comportamento che si vuole modificare è che il bambino lasci in ordine la propria stanza prima di andare a cena, evitando i continui richiami della mamma, bisognerà individuare alcune azioni specifiche (meglio non più di un paio) che dovrà compiere (es.: rimettere tutti i giochi nelle relative scatole, in massimo 5 minuti). Dovrà poi essere chiaramente stabilito anche il premio, le sue caratteristiche e le condizioni per ottenerlo.
Per utilizzare efficacemente dei programmi di gratificazione bisogna essere:

Positivi
Lodare (in modo credibile, dunque non sproporzionato) i comportamenti positivi, comunicare fiducia al bambino rispetto alle sue capacità di comportarsi adeguatamente, premiarlo sempre quando ciò accade.

Coerenti
Rispettare sempre quanto concordato nel programma, in altre parole dimostrare al bambino che “si fa sul serio”.

Realistici
Gli obiettivi definiti devono essere realistici e raggiungibili per il bambino che, altrimenti, perderà la motivazione.

Questo tipo di intervento è generalmente efficace per bambini tra i 3 e i 10 anni e può essere utilmente applicato per comportamenti quali: conflittualità tra fratelli, difficoltà a finire i compiti, comportamento inadeguato a tavola, etc.

Un particolare tipo è il sistema a punti strutturato, di cui parlerò nel prossimo contributo.
Invitandovi a cambiare ottica, dando cioè più spazio ai rinforzi positivi e meno a rimproveri e punizioni, vi lascio ora sperimentare i cosiddetti “vantaggi invisibili” che ciò comporta:

– i bambini aumentano la propria autostima;
– l’adulto viene percepito come persona equa, chiara e affidabile;
– le interazioni con adulto-bambino diventano più piacevoli.

Dunque, buon “gratificante” lavoro a tutti e a presto! 😉