Ablestock

di Giorgia De Fabriitis

Se sei un genitore è normale che ti preoccupi della salute e del benessere di tuo figlio, soprattutto se questo sta affrontando una delle sfide più grandi che ci siano, crescere!  A volte sono i contesti educativi, dove i bambini trascorrono la maggior parte del loro tempo, ad allarmare circa la presenza di alcune problematiche. È altrettanto normale, quindi, volerti assicurare che nella sua quotidianità il piccolo non incontri troppi ostacoli, quando ad esempio apprende cose nuove o socializza con i pari.

In questo senso ti sarà capitato di avere varie reazioni di fronte ai vari possibili intoppi di percorso. Ad esempio, è forte l’impotenza che si prova quando si sente che al proprio figlio stia succedendo qualcosa, ma non si sa bene attribuirvi un senso.

Questa sensazione sfocia in smarrimento, frustrazione e probabilmente solitudine, soprattutto quando non senti accoglimento e comprensione da parte delle altre figure responsabili, come proprio gli educatori coinvolti nella preparazione scolastica. Prova a pensare però che chi ne fa le spese in questa confusione alla fine è sempre il bambino, che probabilmente si sta già confrontando con la propria di frustrazione!

Mettiamo ad esempio il caso di un bimbo che da più fonti viene descritto come molto intelligente, ma al contempo problematico, per una serie di comportamenti (si distrae troppo facilmente, tende ad annoiarsi, non è attento ecc.).

Anzitutto il primo aspetto che sicuramente noterai è l’apparente contraddittorietà delle informazioni (è molto intelligente….ma), che se non esplorata ed approfondita, porterà probabilmente a dare molto più peso agli aspetti di difficoltà, trascurando qualunque altra potenzialità o risorsa il bambino abbia. Questo perché il desiderio, legittimo, di venirne a capo è più forte di qualunque riconoscimento dell’effettiva complessità con cui si ha a che fare. Facendo un passo indietro, proviamo a chiederci cosa può voler dire che una grande intelligenza sia affiancata da forme di disagio; sicuramente possiamo fare svariate ipotesi, perché non esistono leggi uguali per tutti i casi, ma per uscire dalla confusione puoi iniziare da alcuni passi concreti, che in prima battuta ti sembreranno difficili, ma con un piccolo sforzo sicuramente ti aiuteranno nella gestione di situazioni come quella sopra descritta:

Un primo passo che puoi fare per sbrogliare la matassa è quello di sforzarti di dare un nome alle cose (comportamenti, stati emotivi), coinvolgendo se necessario degli esperti. Tornando all’esempio di prima, si può scoprire che effettivamente in quel bambino è presente un alto potenziale cognitivo, associato magari ad una fragilità emotiva che lo porta a mettere in atto comportamenti disfunzionali (essere disattento, distrarsi facilmente ecc.).

Un secondo passo è condividere tali informazioni con gli attori interessati, e fare rete, soprattutto con gli insegnanti a stretto contatto: da un lato ciò implica già un cambiamento nel modo di approcciarsi al bambino, perché si rinuncia alla semplicistica identificazione con il ruolo che si è deciso per lui (l’iperattivo, il disattento ecc.). Inoltre la condivisione delle informazioni è anche condivisione della responsabilità di fare in modo che venga implementata, dove necessario, una didattica personalizzata per quel bambino, orientata tanto a curare le potenzialità quanto a colmare eventuali lacune; non disperare se ti sembra complicato, puoi sempre usufruire del supporto o indicazioni di chi ha competenza a farlo, perché il senso della rete è proprio questo.

Irrinunciabile è praticare un continuo ascolto, soprattutto emotivo: un bambino che si sente accolto e rassicurato, è un bambino che ha già risolto metà delle proprie difficoltà: i comportamenti manifesti ritenuti inappropriati il più delle volte sono proprio il canale di sfogo utilizzato per disagi interiori, più che delle reali patologia in se.

Non in ultimo, prova anche a trovare uno spazio di ascolto anche per i tuoi stati d’animo di genitori, come quelli che citavamo all’inizio: scoprirai che sono una utilissima guida per capire cosa sta succedendo, senza contare che grazie ad una sana introspezione permetterai a te stesso di trasformare la preoccupazione in risorsa efficace per il raggiungimento di uno stato di benessere condiviso.

 

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