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di Francesca Nautilli

“Io sono stato adottato”, non è una frase semplice da pronunciare.
Perche’ si porta dietro una serie di significati, come il fatto che i propri genitori biologici non ti hanno voluto, o comunque per qualche motivo sconosciuto, hanno preferito che qualcun altro si occupasse del proprio bambino.
La domanda “PERCHE’?” è quella che nel 90% dei casi, prima o poi,  un bambino adottato si fara’ e che insieme ad altre, potra’ far scattare a volte nella sua mente l’idea di non essere uguale a tutti gli altri.
Adottare un bambino è un percorso meraviglioso, ma faticoso, che implica una serie di sfide che cercherò di sintetizzare nei 5 passaggi che seguono.

L’adozione è difficile. Perche’ un bambino non è un pacco postale, e la paura di sentirsi diversi
riemergerà sempre in lui, l’essere stato allontanato dai suoi genitori biologici, potra’ avere’ in qualche modo un effetto traumatico su di lui, sia che sia stata o meno una scelta. Chiunque voglia intraprendere un percorso così complesso, come l’adozione, deve informarsi, documentarsi,
chiedersi se se la sente davvero, perché quello a cui andrà in contro sarà probabilmente l’esperienza più difficile della propria vita.
Bisogna rendersi conto che indipendentemente dai numerosi studi fatti, , non esiste nulla che possa preparare al 100% un genitore all’esperienza dell’adozione; bisogna essere consapevoli che non tutto potrebbe andare secondo i propri piani, ma che si imparera’ tutto man mano, dall’esperienza e soprattutto dai propri errori.
Il bambino adottato potrebbe avere sempre una certa paura dell’abbandono. Instaurare rapporti duraturi, aprirsi completamente con un’altra persona potrebbe riuscire alquanto difficile. La sensazione di non essere adeguati, di non essere all’altezza di un’altra
persona, puo’ emergere con piu’ facilita’ nei bambini adottati che negli altri, e molte volte potra’ compromettere certi  rapporti, sia di amicizia, che di amore. Un bambino adottato potra’ sentirsi spesso insicuro, timoroso di sbagliare, impieghera’ piu’ tempo ad essere completamente “autonomo”.

Dire la verita’ al bambino adottato.E’ importante che i bambini sappiano sempre la verita’ sulle loro origini, nasconderle non soltanto e’ ingiusto, ma puo’ risultare pericoloso, perche’ potrebbero cogliere che c’è qualcosa di “non detto” sulla propria storia e farsi delle fantasie catastrofiche. Meglio una triste verita’ che una falsa e terribile fantasia.

Dargli il permesso di cercare le proprie origini da grande. Eh… qui arriviamo ad un punto molto dolente. Può sicuramente succedere, che da grande il bambino abbia desiderio di sapere di piu’ sulle proprie origini, ma non perché il bambino non ama i suoi genitori adottivi, anzi, ma semplicemente perche’ ha bisogno di completare il quadro relativo alle sue radici. Per alcuni genitori, il fatto che il proprio figlio adottivo voglia ricercare le proprie origini, puo’ essere vissuto come un tradimento, ma non lo è assolutamente. Il fatto che lui/lei voglia conoscere i propri genitori biologici non significa che voglia scappare o che li amerebbe piu’ dei suoi genitori adottivi. Il suo bisogno in realta’ è piu’ spesso dettato dalla curiosita’ di conoscere, ad esempio, a chi somiglia fisicamente, oppure di avere informazioni su eventuali predisposizioni a malattie di vario genere, ad esempio.
Genitore è colui che cresce, non chi partorisce. Sembra una frase banale, ma state tranquilli che un bambino adottato saprà comprendere bene questa verita’.  Una frase che a me personalmente ha aiutato molto è stata questa: “Tu non sei mai stata nella mia pancia, ma sei stata da subito nel mio cuore” e in fondo, questo  è  l’importante: l’amore che è il filo conduttore di ogni cosa e l’essenza della vita stessa.

Francesca Nautilli

(27 anni- Bambina adottata)