bullyngdi Silvia Bassi

Si sente sempre più spesso parlare di bullismo e forse vi sarà capitato di essere spettatori di qualche episodio di prevaricazione. Come avete reagito? Siete intervenuti o avete assistito silenziosamente? La comunicazione sia di chi assiste ad atti di bullismo, sia di chi li subisce non sempre è adeguata, come certifica anche una rilevazione Istat* .

Lo studio sostiene che solo il 50% degli adolescenti vittima di episodi di bullismo parla del problema con insegnanti, genitori o amici. Percentuale che diminuisce con l’età: i ragazzi delle scuole medie e delle superiori ne parlano ancora meno. In Italia solo il 50% dei bambini delle elementari e il 35% della scuola media parla con l’insegnante delle prepotenze subite e la percentuale si riduce ulteriormente al 10% nella scuola superiore.

Ma cosa intendiamo per Bullismo? con il termine bullismo si definiscono le azioni aggressive o i comportamenti di manipolazione sociale perpetrati nel tempo in modo intenzionale e sistematico, da una o più persone ai danni di altre. Per affrontare il fenomeno occorre innanzitutto riconoscere segnali e comportamenti che lo caratterizzano.

Benché sia importante differenziare il bullismo dalle semplici ragazzate, è altrettanto basilare riconoscere azioni che oltrepassano il bullismo e sfociano in vere azioni delinquenziali, come nei casi di utilizzo di armi, di gravi danni fisici o di violenze sessuali.

Il bullismo inizia generalmente con piccoli test, ovvero piccole prepotenze attraverso le quali il bullo verifica la capacità di autodifesa della vittima, nonché l’attenzione che i compagni rivolgono a questi episodi di aggressività. E’ necessario riuscire a individuare precocemente tutti i segnali che possano precedere l’atto di bullismo vero e proprio. Le strategie devono rivolgersi a entrambi i protagonisti: da un lato, devono aiutare la vittima a sviluppare maggiori abilità di autodifesa, dall’altro, devono insegnare al bullo un comportamento socialmente adeguato.

Cosa si sta facendo per contrastare il fenomeno? Un forte segnale nazionale per prevenire il bullismo sul piano legislativo è arrivato prima dalla Regione Lazio, nel marzo del 2016, e poi dal Parlamento italiano, il 17 maggio 2017. Nel disegno di legge del Consiglio regionale del Lazio si sottolinea, fra l’altro, che è di fondamentale importanza procedere negli istituti scolastici all’individuazione di docenti “al fine di programmare attività d’informazione sui temi della prevenzione del bullismo e del cyber bullismo”. La Regione Lazio prevede anche un finanziamento per la formazione rivolta ad almeno due docenti di ogni istituto scolastico, per l’acquisizione delle competenze psico-pedagogiche e sociali riguardante la prevenzione del disagio giovanile e la promozione del welfare dello studente.

Gli insegnanti cosa possono fare per prevenire questo fenomeno?

1- Un primo accorgimento è cambiare spesso la disposizione dei posti in classe, in modo che ciascun alunno impari a relazionarsi con tutti gli altri compagni per evitare la formazione di piccole gang.

2- Inoltre, è opportuno valutare le caratteristiche di ciascun allievo: collocare un ragazzo disattento vicino fonti di distrazione, una finestra o altri compagni irrequieti, equivale a gettare benzina sul fuoco; un alunno molto timido dovrebbe potersi accompagnare a uno socialmente più estroverso in modo che possa fargli da guida.

3- La vittima di bullismo, spesso, preferisce subire in silenzio le prepotenze altrui, poiché si vergogna o s’imbarazza per quanto gli sta accadendo. Un aiuto molto efficace consiste nel mettere a disposizione della vittima più canali con cui comunicare le sue preoccupazioni e uno di questi è la “bully box” (la scatola del bullismo)  che consiste in una scatola nella quale il ragazzo può inserire dei fogli sui quali denunciare episodi di bullismo subiti a scuola.

4- Spesso la principale debolezza delle vittime di bullismo è l’isolamento sociale. Un intervento molto efficace consiste nell’aiutare a stabilire nuovi rapporti d’amicizia promuovendo dei gruppi di studio di 3-4 ragazzi che s’incontrano regolarmente per studiare insieme, dove, a turno, ognuno ricopre il ruolo di esperto e in cui ognuno impara ad aiutare e a essere supportato dagli altri. Tutte le ricerche condotte in questo settore dimostrano chiaramente che il rischio di diventare vittima di bullismo diminuisce quando il ragazzo può contare su gruppi di amici.

5- Davanti a un episodio di bullismo, qual è la punizione per il bullo? Qualora il bullo venisse solo sanzionato non ci sarebbe alcuna garanzia che il bullismo abbia termine. Anzi, l’aggressore cercherà di vendicarsi della vittima per la punizione subita. E’ necessario promuovere nel bullo sentimenti di empatia verso il compagno aggredito. Le punizioni servono a eliminare un comportamento inadeguato, ma non insegnano il modo corretto di agire. Occorrerebbe, quindi, premiare il bullo quando manifesta comportamenti pro sociali, come quando chiede “per favore” o dice “grazie”.

Numerose ricerche hanno dimostrato che i bulli se non vengono adeguatamente aiutati sviluppano in adolescenza e in età adulta una serie di problemi a livello scolastico, lavorativo e sociale. Per questo motivo, accanto allo sviluppo della vittima, è necessario prevedere una serie d’interventi di sostegno per il bullo.

 

*Il rapporto ISTAT sul bullismo è stato pubblicato il 15 dicembre 2015 e ripreso dai media nazionali.

 

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